Google e il “back button hijacking”: cosa cambia davvero per gli editori (e perché dovresti adeguarti subito)
Google vieta il back button hijacking: dal 15 giugno rischio penalizzazioni. Scopri cosa cambia davvero per gli editori.
Ad aprile 2026 Google ha introdotto una nuova norma antispam destinata a far discutere: il divieto esplicito delle pratiche di “back button hijacking”, ovvero la compromissione del pulsante “Indietro” del browser.
La novità, annunciata sul blog ufficiale di Google Search Central (fonte: https://developers.google.com/search/blog/2026/04/back-button-hijacking?hl=it), prevede una scadenza molto chiara: dal 15 giugno 2026 i siti non conformi potranno essere penalizzati.
Ma cosa significa davvero per gli editori? E soprattutto: quali pratiche vanno evitate, anche quelle che molti consideravano “sicure”?
Cos’è il back button hijacking
Parliamo di tutte quelle tecniche che alterano il normale funzionamento del tasto “indietro” per impedire all’utente di lasciare una pagina.
In concreto, questo può avvenire quando:
vengono inserite pagine “fantasma” nella cronologia
si attivano redirect forzati
si creano loop che rendono difficile uscire dal sito
Secondo Google, queste pratiche degradano l’esperienza utente in modo significativo e per questo rientrano ora nelle spam policies ufficiali.
Cosa cambia con le nuove norme
La differenza rispetto al passato è sostanziale:
Non è più solo una “cattiva pratica”
È diventata una violazione esplicita delle norme antispam
Questo significa:
rischio di azioni manuali
possibile declassamento nei risultati di ricerca
perdita di traffico organico
Google sta alzando l’asticella contro tutte le forme di manipolazione del comportamento utente.
Attenzione: gli exit-intent NON sono una soluzione
Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che esistesse un’alternativa “etica” al blocco del tasto back: gli exit-intent pop-up.
L’argomento è noto:
intercettare l’uscita dell’utente senza impedirla, mostrando un messaggio persuasivo.
Sulla carta sembra una soluzione accettabile.
Nella pratica, però, è importante essere chiari:
non è un’alternativa. È parte dello stesso problema.
Perché?
si basa comunque sull’intercettazione forzata dell’uscita
introduce un elemento di attrito non richiesto
replica la stessa logica manipolativa, anche se in forma più “soft”
La direzione presa da Google è evidente:
👉 ridurre qualsiasi interferenza artificiale con il comportamento dell’utente
Quindi, anche pratiche considerate “tollerabili” potrebbero diventare sempre più rischiose nel tempo.
Il messaggio di Google agli editori
Il segnale è chiaro:
non basta più evitare tecniche aggressive, bisogna ripensare l’esperienza utente in modo trasparente e sostenibile.
Questo implica:
niente scorciatoie per trattenere traffico
focus su contenuti e navigazione naturale
attenzione anche agli script di terze parti (ads inclusi)
Il punto di vista eADV
In eADV questa direzione non ci sorprende.
Da sempre siamo contrari a pratiche che spremono un sito nel breve periodo compromettendone il futuro. Crediamo invece in un modello diverso:
👉 creare valore nel tempo, per editori e inserzionisti.
Per questo lavoriamo al fianco degli editori con un approccio win-to-win, evitando soluzioni invasive e privilegiando:
qualità dell’esperienza utente
sostenibilità del traffico
crescita stabile nel lungo periodo
Questo approccio si concretizza ancora di più con Webmaster360, la nostra piattaforma pensata per:
ottimizzare le performance dei siti
garantire sicurezza e stabilità anche sotto picchi di traffico
semplificare la gestione per gli editori
integrare i formati eADV in modo nativo e non invasivo
Il risultato?
Un ecosistema equilibrato, dove monetizzazione e UX convivono davvero.
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Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 09 settembre 2026