Perché spegnere la pubblicità in programmatic nei momenti di calo non è la soluzione
Traffico e RPM in calo? Spegnere i banner non ti aiuterà. Scopri come sfruttare il programmatic al meglio.
Il calo di traffico e RPM: un sintomo, non la causa
Nel 2025, il programmatic in Italia è cresciuto dell’8% sfiorando il miliardo di euro (fonte engage.it), nonostante i cali stagionali. Quando il traffico e gli RPM (ricavi per mille impressioni) diminuiscono, molti pensano che il colpevole sia la pubblicità in programmatic. In realtà, questi cali dipendono spesso da fattori esterni come le stagioni, una minore domanda di annunci in certi settori, o cambiamenti negli algoritmi di Google, SEO, Discover o social media. Il programmatic riflette semplicemente il mercato: spegnerlo non riporta il traffico perso, i compratori attivi o i vecchi guadagni. È un sintomo, non la causa del problema.
Tagliare ricavi nel momento peggiore
Rimuovere i codici pubblicitari significa dire addio a una fonte di entrate proprio quando serve più stabilità finanziaria e resilienza. Peggio ancora, si perdono dati utili come i prezzi minimi reali raggiunti (floor price), le performance dei vari formati pubblicitari e i dettagli sui compratori attivi. Questo complica la ripresa quando il mercato torna in forze e rende più duro attrarre accordi diretti, Preferred Marketplaces (PMP) o deal garantiti, opzioni che possono contribuire a ridurre la volatilità nei periodi di crisi.
L’esperienza utente si ottimizza, non si cancella
Il programmatic non rovina l’esperienza utente di per sé: i veri guastafeste sono formati invadenti, pagine troppo piene di ads, caricamenti lenti o refresh automatici aggressivi. La chiave è ottimizzare, non eliminare: meno annunci ma più visibili e veloci, con floor coerenti. Tra l'altro il programmatic è una pubblicità altamente profilata e, con i cookie in declino, anche
il targeting contestuale (basato sul contenuto della pagina) è un'opzione che contribuisce a una UX migliore (fonte publift.com).
senza sacrificare ricavi. Così, la qualità vince sulla quantità.
Evitare la dipendenza da fonti fragili
Senza programmatic, è l'Editore a dover trovare delle entrate alternative come le campagne dirette e le affiliazioni che non sempre garantiscono continuità nelle entrate. Inoltre per alcune tipologie di entrate, il sito rischia di dipendere troppo da traffico instabile come social, contenuti sponsorizzati o progetti temporanei. Per questo, il programmatic, che offre un’entrata scalabile e costante, è essenziale per la stabilità nei momenti difficili.
E' pur vero che in alcuni casi oggi anche il traffico organico è meno affidabile in quanto aumenta sempre più la tendenza alle “zero-click” searches (oggi oltre il 50% delle ricerche su mobile, fonte seozoom) che trattengono l'utente sulle SERP senza visite ai siti, ma è evidente in questo caso l'estraneità del programmatic sulle cause del calo di traffico e, d'altra parte, l'assenza di banner non garantirebbe a maggior ragione un recupero delle visite.
Ottimizzare, non spegnere
Meglio agire in modo mirato: eADV tiene sempre sotto controllo i posizionamenti pubblicitari, utilizza tecniche di floor-pricing dinamico, testa formati nuovi, tra cui alcuni ad alto coinvolgimento ma sempre rispettosi per la UX e gli standard di settore, e supporta gli Editori per massimizzare la revenue e cercare di raggiungere gli obiettivi editoriali, anche grazie alla nostra attività di Article Marketing che garantisce delle entrate complementari e grazie a Webmaster360, la piattaforma editoriale all-in-one di Tagmood, partner tecnologico di eADV che semplifica la vita agli Editori amplificando le potenzialità dei siti in modo che la gestione tecnica del sito non sia più n problema e concentrarsi sui contenuti e sul traffico siano le uniche priorità. Nei cali, ottimizzare il programmatic batte eliminarlo, preservando guadagni e dati per la ripresa. Per strategie personalizzate, contatta eADV e scopri PerformBID™ o features come il fix CLS: alleati preziosi per ottimizzare i posizionamenti e massimizzare il potenziale.
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